“Come in una risacca. L’opera di Anna Morroni” di Catia Monacelli

Attraversata da una vena di struggente malinconia è tutta l’opera di Anna Morroni, dalla quale emerge un mondo crudo, popolato da un’umanità dolente, scavata, fragile, in bilico.
Quello della Morroni è da sempre uno sguardo di estrema sensibilità, senza filtri, tra le pieghe dell’esistenza, in cui l’abisso è dietro l’angolo, ma altrettanto forte è la resilienza, la volontà di vita delle sue figure che emergono a tutto campo, conquistando l’intero spazio della tela.
I viaggi nel mondo, l’incontro con altri popoli e la passione per la fotografia, si ritrovano nella sedimentazione pittorica di un istinto per la materia che trapela nel racconto iconografico, divenendo una superficie di colore e di pelle insieme, limite invalicabile per l’artista e per lo spettatore, come la quinta di un teatro.
Non è poi così tanto difficile immergersi nel suo universo e, come la risacca, ci si avvicina e ci si allontana al contempo, troppo penetranti quelle immagini per essere ignorate, troppo laceranti per essere indagate fino in fondo.
Persistente nei suoi lavori il tema della maternità, della nascita e del distacco, così come quello dei miti e delle leggende, prese a prestito per inscenare racconti fantastici che narrano di origini dell’uomo.
Non mancano in Anna Morroni i richiami di denuncia: una società che spesso esclude ed emargina chi è diverso, chi non si conforma, o per sua scelta o per destino; o ancora una critica non velata contro i poteri temporali, verso chi si professa capopopolo, mentore, sacerdote, icona, come nell’opera-metafora la “Religione è l’oppio dei popoli”.
Poi c’è anche spazio per la dolcezza e per l’amore, brevi guizzi almeno; arriva la pace, il sapore della conquista, l’ardore dei sogni che possono avverarsi, scendere nel quotidiano, riscaldare.
Sacro e profano si mescolano, spirituale e terreno coesistono.
C’è una profonda conoscenza dell’arte in generale nel suo percorso e grande capacità di sperimentazione.
Nelle linee e nei volumi domina con forza l’influenza di Pablo Picasso, per Anna Morroni solido punto di partenza ma anche porto d’approdo: un’eco, un richiamo nella notte, un vestito che si fa carne, pensiero, riflessione, sogno, dramma e che investe con veemenza la sua arte ed i suoi protagonisti.

Catia Monacelli
Curatrice Polo Museale di Gualdo Tadino