“Un filo d’arte e di vita” di Simona Manzione

Dipinge, tesse, abbozza, sperimenta.
La spinta creativa di Anna Morroni sembra inarrestabile, fantasticamente vorace di materia e forme, di colori; di volumi e di consistenze.
Di vita e di arte.
Di emozioni: quelle – brucianti – che la percorrono nell’atto della creazione e quelle che lascia provare allo spettatore quando questi si confronterà con l’opera.
In una contrapposizione di rumorosa e sudata vis d’artefice e di tranquilla contemplazione del fruitore.
Le opere della Morroni, umbra di nascita, si offrono all’osservatore con grande energia, che in certi momenti si fa quasi violenta, anche quando si tratta di delicatissime sete.
a testimoniare che la forza non è il materiale e non è solo il colore, neppure quando se ne un fa uso massiccio o secondo soluzioni cromatiche usate e volutamente provocatorie.
La forza di un’opera scaturisce dall’impeto passionale dell’artista che l’ha creata, la sua spinta interiore il desiderio e la capacità di trasmettere un pensiero o di veicolare per il tramite di uno degli infiniti canali dell’arte un sentimento, una sensazione, Un ricordo, una richiesta di attenzione, un appello alla tenerezza altrui: dell’altro, uomo o donna, vecchio o bambino, incontrato o solo sognato.
In una promiscuità che riconduce all’essenza, indistinta, dell’essere umano.
E, infine, la sua voglia di amare a tutto campo, di donare cuore senza pretese.
Il suo modo personalissimo di esplorare miti e leggende e la sua familiarità con archetipi storici, artistici e culturali che rivisita modernamente fanno dell’opera della Morroni un percorso estremamente variegato, ricco di suggestioni e di contaminazioni.
L’uso costante della forma tonda propone un ideale di morbidezza, di solidarietà e condivisione, di raccoglimento.
Di femminilità.
di ritorno all’origine, di riavvicinamento alla natura-madre, la prima e fondamentale sorgente alla quale attingere nell’incessante ricerca dell’equilibrio e del benessere.
Di unione e di ricerca di se stessi al termine di un cammino che può essere -e che spesso è- tortuoso, al tempo stesso per gli oso ed esaltante.
si definisce a chiari contorni la facilità propria dell’artista nell’esplorare l’animo umano e recuperarne il filo conduttore, quello che dal primordiale al contemporaneo non ha conosciuto interruzioni, cavalcando le epoche e scavalcando i confiniDi ed i limiti dello spazio e del tempo.
Il filo di Anna Morroni e simbolicamente la linea che unisce le differenti tappe della sua espressione artistica e le molteplici tecniche utilizzate, ma è anche il filo, reale o immaginario, da cui ogni opera prende vita.
“Ogni quadro comincia con un filo, un contorno, una delimitazione della tela al centro del quale l’opera prende successivamente forma, consistenza, anima e significato”, racconta la pittrice, che trascorre buona parte dell’anno nella sua casa atelier luganese.
Il termine della linea e l’approdo.
Nell’approdo l’artista e lo spettatore trovano ristoro e Siri caricano prima di un nuovo viaggio, che ognuno dei due conduce, in doppio parallelo, dentro e fuori di sé.
Il filo è un nastro che sintetizza e immortala un’ idea e una storia e così la offre allo spettatore, come fosse un’istantanea.
Il filo è un sottile tratto rosso tracciato con pennello fine e polso deciso oppure un cordoncino bianco, souvenir di un viaggio esotico, applicato sulla tela ancora vergine in un modo che sembra casuale.
Alla rappresentazione della figura umana si va sempre più sostituendo la raffigurazione astratta.
“Esprimere un concetto o uno stato d’animo in pochi tratti di pennello è la sublimazione dell’arte pittorica”, sintetizza l’artista.
La poetica pittorica di Morroni è una sfera coloratissima, liscia e dall’elevato peso specifico, che irrompe nel reale sconfinato, pallido e informe per imprimervi il segno di un passaggio Vitale ed appassionato.

Simona Manzione
Giornalista per la pagina dell’Arte Rivista Ticino Management “Donna”